Chiusi

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Le fonti latine citano Chiusi come una delle più antiche città etrusche.

La città è famosa dunque per le sue necropoli, che occupano le colline e che fanno da cintura all’attuale abitato.

Nelle campagne coltivate e nei boschi, nel corso dei secoli e soprattutto nell’Ottocento, furono riportate alla luce oltre un migliaio di tombe.
Le sepolture sono scavate nella morbida pietra arenaria, la quale, se è vero che permise di riprodurvi persino le strutture lignee delle case e di dipingerne le pareti, ne ha tuttavia facilitato il degrado, per la sua scarsa consistenza, tanto da rendere opportuno limitare l’accesso ad alcuni ipogei più famosi.

Le più importanti sono: la Tomba della Scimmia (480-470 a.c.), la Tomba del Leone (510 a.c.) e la Tomba della Pellegrina (utilizzata dal IV al II secolo a.c.).

Il sottosuolo del centro storico è attraversato da una fitta rete di cunicoli etruschi, collegati con antichi pozzi e cisterne e spesso riadattati, nel corso dei secoli, a magazzini e cantine dei palazzi soprastanti. A Chiusi la visita a questo complesso sistema sotterraneo offre anche le suggestioni legate alla leggenda di Porsenna.

Il labirinto di Porsenna

Il Labirinto di Porsenna è sostanzialmente una serie di cunicoli di probabile epoca etrusca che intersecano quasi tutta Chiusi vecchia e che furono scavati con lo scopo di drenare le acque piovane. Nel labirinto non fu ritrovata la mitica tomba di re Porsenna che, secondo Plinio era stato sepolto sotto la città di Chiusi in un monumento dal basamento di 90 metri di lato e che racchiudeva un labirinto sormontato da piramidi e da una copertura di bronzo.